Chi sono
Licia
Scrivo e fotografo incontri con animali che hanno un nome. Antispecismo, liberazione animale, e le persone che se ne prendono cura.

Ho iniziato a fotografare animali per un motivo poco nobile: non sapevo come parlarne. Le parole mi venivano fuori come slogan, e gli slogan non somigliano a nessuno. La macchina fotografica mi ha costretta a stare ferma, ad aspettare, a lasciare che fosse l'altro a decidere quando avvicinarsi.
Da allora giro rifugi, santuari e presidi con lo stesso zaino e poche pretese. Non cerco immagini che facciano pena, e nemmeno immagini rassicuranti: cerco il momento in cui si vede che dall'altra parte c'è qualcuno. Una scrofa che sceglie dove stare, un vitello che si rifiuta di salire, i corvi che sanno a che ora passa il camion.
Non fotografo vittime. Fotografo qualcuno.
L'antispecismo, per me, comincia da qui: da un nome al posto di un numero. Non è una posizione astratta né una dieta da esibire, è il modo in cui guardo chi mi sta davanti. La liberazione animale è la conseguenza pratica di quello sguardo, e le persone che incontro nei rifugi la costruiscono ogni giorno, a mani nude, senza retorica.
Qui raccolgo quei racconti, con le foto che li accompagnano, e le ricette vegetali che nascono nelle cucine dei rifugi, dove si mangia insieme dopo il lavoro. Se un incontro ti resta addosso, scrivimi: è la cosa migliore che possa succedere a una storia.
Da dove partire
Gli incontri, in ordine di quando sono accaduti.